Baladna Fm, la radio siriana che sfida il regime


La storia di un’emittente online che per dare voce ai dissidenti è finita nel mirino del Syrian Electronic Army

26 luglio 2013 di Philip Di Salvo

Ho visto Monis Bukhari una volta sola, all’ultima re:publica, a Berlino, lo scorso maggio. E non di persona. Per via di un visto mai arrivato, da Amman (Giordania), dove ora vive, è apparso in video su Skype, presentato da Kai Schächtele, giornalista tedesco già consulente per l’associazione dei giornalisti siriani. Tornato da Berlino, ho inseguito Monis a lungo per la Rete per farmi raccontare qualche dettaglio in più della sua storia. Giornalista e fotografo siriano nato a Damasco, Monis Bukhari per ragioni politiche da qualche tempo si è trasferito in Giordania, dove, insieme a un network di altri 40 collaboratori ha fondato Baladna FM, una radio online che si occupa di informare sulla situazione politica in Siria e sulla vita quotidiana nel paese, cercando di bypassarne la censura.

A realizzare i contenuti della radio sono per lo più reporter e attivisti che si trovano ancora in Siria (a Damasco o a Homs, soprattutto), costretti a lavorare in condizioni di costante pericolo e sotto il controllo pressante del regime. La gestione dei contenuti viene fatta ad Amman, nella casa di Monis, dove lo staff riceve via Dropbox, edita e carica i contenuti registrati dai collaboratori, usando ancheSoundCloud e YouTube come piattaforma di diffusione. Il sito della radio, mi racconta Monis, non è accessibile dalla Siria, ma le trasmissioni dell’emittente sono ascoltate soprattutto all’estero da altri esuli siriani in Arabia Saudita, negli Usa o in Europa. Ma alcuni ascoltatori si registrano come residenti all’estero, usando Tor per ascoltare le trasmissioni di Baladna dalla Siria.

Spontaneamente ho chiesto a Monis come possano i collaboratori inviare via Internet i contenuti, dato il costante controllo cui il Web è assoggettato in Siria e i frequenti blackout delle comunicazioni: “grazie alle connessioni satellitari illegali”, mi fa sapere Monis, “o tramite la pochissima rete ufficiale rimasta, ma in quel caso i nostri collaboratori devono usare una Vpn o altri software per proteggere il loro anonimato e per non correre rischi di essere tracciati”. Spesso devono percorrere anche 50 o 100km per trovare elettricità e connessione. Le attività di Baladna sono entrate nel mirino della Syrian Electronic Army (Sea), l’esercito di hacker specializzato in attacchi informatici ai danni di siti critici contro il governo di Damasco (ricordate l’hacking del profilo Twitter dell’Ap? o il più recente attaccocontro Viber?). Baladna è già stata messa offline in diverse occasioni: il Sea ha preso di mira e buttato giù i server della radio, la pagina Facebook della radio (25mila fan) e il profilo Skype personale di Monis.

Ma il rapporto tra il Syrian Electronic Army e Baladna è molto più stretto. Monis mi racconta che due membri dello staff della sua radio provengono proprio dalle file dell’esercito digitale e sono ancora di base a Damasco: prima di unirsi a Baladna erano soliti hackerare  gli account Facebook e Gmail degli attivisti antigovernativi. Ora sono una risorsa per lo staff di Baladna e aiutano i collaboratori a mettersi al sicuro online.

Nonostante la guerra civile in Siria e la generale situazione del paese continuino a precipitare ogni giorno di più, c’è una cosa detta da Monis che mi ha colpito più di qualsiasi altra: “In Siria non ci lamentiamo, agiamo”.

È passato un po’ di tempo, ma questo è il video della presentazione di Baladna Fm a re:publica:

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Philip Di Salvo è collaboratore di Wired, ricercatore e responsabile del sito italiano dell’Osservatorio europeo di giornalismo. Su Twitter è @philipdisalvo. Ecco perché questo blog si chiama così.

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